Brindisi e cipressi di Marina Pizzi

Raccolta di poesia in attesa di un'edizione presso un editore di carta [2005]

CHI SONO

Utente: marinapizzi
Nome: Marina Pizzi
Le mie raccolte di poesia inedite in carta trasformate in blog[s] sono: Brindisi e cipressi - Sconforti di consorte - Sorprese del pane nero - ***** °°°°° ***** °°°°° ***** ***** °°°°° ***** °°°°° ***** Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55. ***** Ha pubblicato i libri di versi: "Il giornale dell'esule" (Crocetti 1986), "Gli angioli patrioti" (ivi 1988), "Acquerugiole" (ivi 1990), "Darsene il respiro" (Fondazione Corrente 1993), "La devozione di stare" (Anterem 1994), "Le arsure" (LietoColle 2004), "L'acciuga della sera i fuochi della tara" (Luca Pensa 2006), "Dallo stesso altrove" (La Camera Verde, 2008), "L'inchino del predone" (Blu di Prussia, 2009); ***** ***** ***** ***** ***** [raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: "La passione della fine", "Intimità delle lontananze", "Dissesti per il tramonto", "Una camera di conforto", "Sconforti di consorte", "Brindisi e cipressi", "Sorprese del pane nero", "L’acciuga della sera i fuochi della tara", "La giostra della lingua il suolo d'algebra", "Staffetta irenica", "Il solicello del basto", "Sotto le ghiande delle querce", "Pecca di espianto", "Arsenici", "Rughe d'inserviente", "Un gerundio di venia", "Ricette del sottopiatto", "Dallo stesso altrove", "Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)", "Declini", "Esecuzioni", "Davanzali di pietà", "Plettro di compieta", "L'eremo del foglio", "L'inchino del predone", "Segnacoli di mendicità", "Il sonno della ruggine", "L'invadenza del relitto"; il poemetto "L'alba del penitenziario. Il penitenziario dell'alba"]; ***** ***** ***** ***** ***** le plaquettes "L'impresario reo" (Tam Tam 1985) e "Un cartone per la notte" (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); "Le giostre del delta" (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto due premi di poesia. ***** ***** ***** ***** ***** [Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Roberto Bertoni, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Domenico Pinto, Francesca Matteoni, Salvo Capestro]. ***** ***** ***** Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista "Poesia". E' tra i redattori del litblog collettivo "La poesia e lo spirito", collabora con il portale di cultura "Tellusfolio". ***** Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.

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sabato, 24 ottobre 2009

48.

in mano ad una nullità di fatto

tutto il tempo scortese

questa temperanza d’acido

per un davanzale d’astio.

maggiore opinione l’asma

di un cancello chiuso in faccia

la stagione nuda delle foglie

illanguidite d’ombra.

sono la morente giostra

con la caviglia vuota.

l’eresia contro la tempia

per uccidermi nel prezzario della luce corriva

fola al cipresso benestante

stanti tante le lapidi.

i piedi marittimi sono felici

di cicli di fonti. tu dove aggiri

l’erta dello scoglio sembri il brio

di un camioncino di sottane ambulanti

per donne di deserto. l’amarezza del codice

è stato verbo di nullità per solitudini

di liti col demonio del modo di starsene

senza le perle la forca di origine.

49.



postato da: marinapizzi alle ore 09:36 | link | commenti
categorie: linvadenza del relitto
sabato, 12 settembre 2009

da L'invadenza del relitto

amore di soffitta inventare

il verso. scoglio contro l’accetta.

l’altalena del mare ha preso

dio. nessun soccorso dal remo.

tu dimmi perché la persiana

chiude il suo distacco proprio

contro l’ala dello scricciolo ferito.

sia vendemmia l’acrobata

per portare il cielo in un abaco

di giostre. ma lo sterminio di adesso

sta a guardare la gara del sudario.

postato da: marinapizzi alle ore 15:27 | link | commenti
categorie: linvadenza del relitto
venerdì, 21 agosto 2009

80.

atlante storico di noi questa sfortuna

plasmata dalle vette del rosario

quando si prega in circolo e la logica

fa cilecca e la cometa appare di buona

vista, nostra. stretta pace la giara dell’olio

serve a dar fortuna e lontanando

la tana della frottola innamora

le origini più tristi. tu moristi

al cielo sulla terra per le ceneri

non viste. il panico del sale

dà l’eco di grida furibonde. e nulla basta

una miriade di pianti.


81.

postato da: marinapizzi alle ore 14:54 | link | commenti
categorie: il sonno della ruggine
lunedì, 13 luglio 2009

da Il sonno della ruggine, 2009-

ascolterò la tua ruggine di appalto

il tuo essere in seconda con tanti padroni

il ministero della ronda l’apocalisse

degna dello stereo che urla il rantolo.

i polsi gonfi dal troppo lavoro

sono coperti da un enigma di scartoffie.

nessuno verrà a sincerarsi del perno

della salute vera al di là della maschera

di gesso che si concede ai morti.

la luna fracasserà il tuo congedo

per un dolente abbecedario imposto.

postato da: marinapizzi alle ore 16:36 | link | commenti
categorie: il sonno della ruggine
venerdì, 24 aprile 2009

L'inchino del predone

L'inchino del predone

E' uscita presso BLU DI PRUSSIA Editrice di Piacenza http://www.bludiprussia.it/ la mia raccolta di poesia L'inchino del predone a cura di Eugenio Rebecchi.







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postato da: marinapizzi alle ore 08:30 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
sabato, 04 aprile 2009

da Segnacoli di mendicità

Segnacoli di mendicità

2008-



1.

dire che me ne vado è

dire poco al nomignolo

cattivo. sono esangue

nel mito della gola

che non fona più

meraviglie né nessi

di nidi. la mia condotta

non porta più conchiglie

foniche marine. si appena

a zero l’àncora della forza

strettoia al calice sbeccato.

2.

ho pianto un sacrifico

un silenzio di crisi. perdo

molti capelli perché perdo

molta vita e negli sgoccioli

si ciondola morenti. tu sei

decisamente bello ma non

riesco più ad innamorarmi di

te. segno dei tempi. una tenda

che ondeggia al vento è decisamente

più bella e tragica di qualunque

parola appropriata. la parola

del grande poeta banalizza comunque

almeno un po’. ma non c’è altro mezzo:

il silenzio è spesso puttanesco

può venir equivocato molto di più.

il vuoto è lo straordinario! il male

il bene assoluti. l’arcano. la cantica

dell’angolo senza oltre ragionamento.

3.

l’altare della scissione è stato il plasma

il sangue in pasta con il pane nero

così triste la stanza di paese

con il panorama magnifico.

tutto parve bello eppure un velo

di morte consegnò per remoto

il padre dello sguardo. la rana pigra

capì il disilluso le gemellari caverne

del vento capitano. a due a due i ladruncoli

del fango ebbero castello alla faccia

del giusto. in fondo le costiere

murarono se stesse. così finì l’albore

finì l’abbecedario.

4.

me ne andrò a spingere la barca

in acqua, con dignitosa peripezia

voglio illudermi di un ludo

più felice. non voglio più guardare

la luce fioca o la carica del vento

anarchica baldoria. qui nel pasto

di storie andate a male resta la stanza

con le credule vacanze. invece è scempio

il mondo della forca e incanutito il frutto

dell’inguine benevolo. oggi è matura

l’arida facciata. con le rive di gemma

ho chiuso il bello.

5.

imbroglio darsena

il guado. già da sùbito

il vandalo sanguina

il fato che lo vuole. le lavagne

nel vanto delle formule

che non risolvono.

6.

in culla all’arcobaleno sto a guadarti

moria del vento acrobata convinto.

nel ballo che racimola la danza

credi la lena di guardare il buio.

in fondo alla cometa stare in coma

racconta del dominio della bara.

in tuta resina l’atleta del record

racconta l’equilibrio il brio del cuore.

domani mi darai un bacio alato

simile brocca acqua già fresca.

7.

a testa alta con moria di cuore

segnalo la disdetta del ginocchio

retto. nulla si piega alla beltà

del rantolo, fuggi fuggi in piena.

in foggia alla sconfitta sto a pregare

la logica del volo di ritorno

il nome in trono di capir qualcosa.

alla cimasa piange il pettirosso

quelle cerase belle senza tocco.

8.

ho visto un eremo sbadato

giocare al lunapark

con le conchiglie dei parchi innamorarsi

similoro e bagliore in greto al fiume

come un principe fatato e senza voglie

più che felice. il corrimano della scala mobile

mi chiama al dovere di arrivare

dove il malato è plasma infetto

dove il varo delle rondini non serve

a far felice un discolo. qui si arena

il ditale della sarta senza cucire

vedova. vale l’angolo di commettersi

colpevoli. pensati senza l’anima salva coste.

in meno di una capanna ho visto l’indice

delle fazioni in campo senza l’arcangelo

del polo del freno. si chiama shock l’arena

delle tenebre bambine botaniche le rese

nelle sabbie mobili e le paludi spie.

9.

ho una culla che mi fa da gran sasso

così per protezione dormo molto

in mano alle staffette delle ceneri.

è una morte leggera, fannullona

redatta dentro un gelo finimondo

senza bestemmia senza preghiera.

in mano alla rondine del boia

l’ordine è chiudere le palpebre

con la brevità dell’orto senza ringhiera.

10.

in fondo ho solo un corpo

che mi trasuda danni di

anemoni morti.

affanni d’Ercole conoscerti

avviato al patibolo

infarto del primo cuore.

e dove avviene il ciondolio

del sangue c’è la madre

pessima viandante.

in coro sulle esequie delle gemme

si deflora l’aurora in uno stabbio.

11.

incredula al saldo la bussola

passa il confine come una bambina

binaria col passero.

sotto il cancello è finito il nido

delle cicogne frante. argine voluto

un monastero in stasi finalmente

te immobile! tutto fiorito il bosco

e la vendetta tace un ciottolo mortale.

sudario miserrimo la resa delle rondini

ronza del male la finzione della scarpa.

12.

in uno stato di sobbalzo ho visto

l’angelo. era il muretto afono d’arsura

era la regìa d’abaco del pianto.



il musico e il colosso stanno alle lacrime

gemelli. in vita descrivimi la notte

questa stoccata d’eremo questo calare

contro la fronte un’edera scortese.

impigliami le mani così che voglia

sprigionarmi dal giogo della mina

che salta in aria per brandelli d’asce.

sfiniscimi nel tuono delle fionde

nelle sorelle che sperdono le gerle.



e parla l’almanacco una lingua vieta

scovata sotto i panici del verbo.

13.

se nuoto a rana mi ricordo di nascere

scellerata balbuzie nonostante

si basti il bulbo.

impasto con la resina del tempo

la silenziosa alacrità del remo

con la bugia di essere credenti.

in palio col respiro la fandonia

della docenza sul limine del fosso.

14.

amo le penombre dell’indietro

il quesito roso d’inquietudine

in breve il fegato del gaio

quando si frena il perno di far lutto

chiunque attorno e tutto.

indagine d’addio stare allo sguardo

del dado con i numeri stregati

streganti il petto dell’atleta.

in te che enumeri le vette

giace la terra ossuta il bel paese

sembianza all’oggidì che c’è tormento.

al chiuso nelle ciotole

bianca la nebbia del letargo.

15.

perdo ogni cosa anche i libri letti

nella scoscesa ritrosia del lutto.

maleficio di steccato

ho visto il caso fustigarsi fato.

con la corda del boia s’impenna

la penombra. tra breve brancola

la fine del tatuaggio la tua origine.

tra sterpi di coriandoli bambini

nessuno più ride, la ventosa del labbro

borbotta le gare delle perdite

i davanzali anneriti dal cranio del màrtire

dal martìre temporale.

l’universale della bestemmia è solo

un caso di vetro incrinato, un rapace

senza pace, un crimine per mito,

un mito per crimine. la bisaccia

fa sempre in tempo a raccogliere

scommesse i fati d’àncora.

16.

postato da: marinapizzi alle ore 15:31 | link | commenti
categorie: segnacoli di mendicità
venerdì, 13 marzo 2009

112.

lago di quota guardarti il viso

miracolante annuncio ciclo d’amore.

in pena sotto l’erta di fiori spenti

la gondola dell’onda il dado tratto

per ungere la gola a far di pressa

su un lunghissimo respiro

sospiro subìto. le rilevanze

d’addobbo sono musica

per le placente del cesto contro il muro.

se nasco con la foggia del silenzio

serro la scorta che non mi darà soccorso

né corsa di chimere le nuche allegre.

stava sotto il tavolo il feto della norma

di ridere finali finalmente.

postato da: marinapizzi alle ore 16:29 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
lunedì, 23 febbraio 2009

salvacondotto di nuvole il tuo mento

spaccato a metà come un sesso

di soldato accampato. in via la neve

smorza la palude il dio neastro

del pube. bel bebè il chiosco

stazionario della stazione. per amarti

sprecherò un libro senza capirci

niente. teca del bacio la morte

nel credito d’uccello. chiedo venia

alla genia prossima del sangue.


postato da: marinapizzi alle ore 08:28 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
domenica, 01 febbraio 2009

75.

con la musa del pianto

ho da guardarti per sempre.

darti un presepe di me

per perdere di solitudine.

mica si sbaglia la ruota del corso

il sorbetto canuto del vespro

l’ossario del nudo campare.

ti aspetto con il becco assetato

con lo stato di stalla nel petto.

dove domenica si chiama la stoffa

che non so stirare a festa.


76.

postato da: marinapizzi alle ore 15:26 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
domenica, 25 gennaio 2009

71.

non oso il pallore della tua nuca

lo scialbore perpetuo

del fato del datario.

la regìa della soglia è una maschera

d’occiduo, sgarro dove la rotta

fa sgarbi di bussole svendute

al nemico contro il paradiso

partigiano, gita scolastica del semplice.

in giro dentro il palmo della mano

muore l’osanna, si spalma il magistrale

retaggio del tanto non distacco

dal tarlo la rondine sbeccata.


72.

postato da: marinapizzi alle ore 17:25 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
lunedì, 19 gennaio 2009

Seven Contemporary Italian Poets _ by Linh Dinh

seven-it-poetshttp://sevencontemporaryitalianpoets.blogspot.com/

postato da: marinapizzi alle ore 12:37 | link | commenti
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domenica, 11 gennaio 2009

51.

se perdura il dolore la veranda

davvero si fa bellezza d’ascia

con i gatti in attesa di cibo

giù nel giardino rado.

appunti di comete fu la nuca

scavata da lanterne senza via.

in terra alla radura di vederci

il cielo s’imbianca per far fantasma

la gara spendacciona di speranza.

in palio non c’è niente da permettere

all’indovino dell’angolo cieco.


52.

postato da: marinapizzi alle ore 14:27 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
venerdì, 09 gennaio 2009

muro pericolante

postato da: marinapizzi alle ore 09:16 | link | commenti
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mercoledì, 31 dicembre 2008

41.

con il singhiozzo latrato

vivo lo sghiribizzo di piangere

genia e malora questo perimetro

tormentato dal vano della rotta

in mano al male del letargo vuoto

o sotto gelo la tormenta tutta.

attore di combriccola la fossa

saliente a caso per morir davvero

d’accordo con il costato sanguinante

intorno al freno della culla vuota.

42.

postato da: marinapizzi alle ore 09:44 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
domenica, 14 dicembre 2008

L'inchino del predone, 2008- [2.]

25.

è finita dal robivecchi questa canzone

che era l’alata funzione della serva

quando il tempo era cortese

e servile non pareva l’ostaggio

di essere. in stanza si attendeva

che facesse vita la vita senza fatica,

un nano in giardino già parlava

di principati grandiosi e dio era

vicino perché inutile. nessuna

paura osava frequentare le fodere

delle spade affilate vergini.

la polvere citrulla componeva

vascelli da prendere alla gioia

a rimorchio soltanto una zattera

di veli all’arcobaleno vivi.

26.

è scesa l’ecatombe a mo’ di collezione

e nessuno piange. è stare fermi davanti

al computer pensando o non pensando

cosa fare. di te ricordo un soffio di festa

e la strana viandanza di trovare

le strade tutte alla faccia dell’ecumene

che spiega e non sa dare la rotta

o almeno dotta la finanza dell’attesa.

corre il motore nei rottami avvinto

tutte setacciate le aiuole e le feste

del sottobanco contro la lezione

così lesiva ed ebete. t’innamoravi

di more e crisantemi ai bordi

della tema del mondo intero. ma poi

finì l’aureola del dado sotto un lucernaio

di ragni appisolati e perfidi.

27.

elimina da te la rivalità dell’ombra

che fa cometa monca la tavola calda

di non poter mangiare. il sortilegio

del giro non dà le giare colme d’olio.

né il pinnacolo del gendarme può

nido all’uccellino senza. è tutto

un povero faraglione con gli spruzzi

d’acqua quasi d’arsura. i genitori sarti

rischiano di non avere stoffa. in più

i foto spasmi delle attese fotografano

fandonie belle e buone. non basta per

nessuno questo intaglio avarissimo

di finestre di diorama. in te l’impigliarsi

della stirpe ha dato un fato funereo

una spiegazzata sintesi nel fatuo

insapore ma velenosissimo.

28.

andare per muse come nelle ciabatte

in questo tempo di pozzanghere

feroci nomi di non capire niente.

così una giornata senza fronde

né calamite al buono del restauro

ma la meteora di morire in vita.

in lutto le comete della resistenza

questa poveretta anima di botola

alla vedetta inutile del cielo cieco.

in tutta velleità il tetto minimo

disse di proteggere le sorti.

29.

labbro di avventura giorno di allegrie

simposio al tavolo del sole

prestare il viso al volo del grillo

in mano alle fessure del futuro.

tu mi accordi i dazi e le scoperte

se senza peso sono la cometa

l’incontro con la gioia della venia.

introno alle sventure della rotta

so far colare le ciliegie piene

le ben curate aureole dell’oasi.

30.

a mano a mano che la mano nella mano

stringe la cosa che appena siamo

tu mi tratteggi che sto smorendo

come fanno le lucciole appena accese.

sempre nelle ultime file sono stata a teatro

per non capire il treno e la vedetta

da qui al dettato delle fanìe vuote

dove già piangono le tarme del corsetto.

già la gola è un apice di perno

che a fondo singhiozza vitellina

nella falena della faccenda ghiotta

la terra in mezzo alla vendemmia.

31.

io vedrò le genesi e le fosse

la raucedine autunnale della luna

in folio nello schizzo di guardarla

paonazza di sole fatta pazza

dalla bara ricca, acerba di bambino.

emulo del sacro questo gran dolere

appeso alle logiche del baro

alle carnali mandorle del nero.

questi massicci codici di dolore

restringono le stime del sorriso

verso sostanze anonime d’arsenico.

32.


postato da: marinapizzi alle ore 17:06 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
sabato, 29 novembre 2008

L'inchino del predone, 2008-

9.

e sarebbero da leggere le voci

delle casette che tremolano nel vento

nel bisbiglio del senso che non hanno.

invece nel termometro del tempo

corre l’aureola dell’ultima gestione

quest’aiuto che non termina il soccorso.

nell’anemia del bacio lo sposalizio

liso dal mare che sa di stagno

sollecito soltanto per retaggio.

dove s’avviene l’Ercole e la vita

in come viene in vetta all’ultima finestra

alla stragrande comica del sole.

in terra di convento ho visto un mito

palese con le fosse del silenzio

leso soltanto dai vivi che non sanno.

10.

L’inchino del predone



ho un sesto senso che mi fa rapace

pace già panica e forse già logica.

non basto al mondo non ribasso

il prezzo che non incasso. ho una

lapide vermiglia intorno alla gola.

qui mi meraviglio di essere la viva

vedetta di me che già guarda

dormire gl’indici e le vette.

padre conserto madre senza latte

le verità ataviche del palmo.

11.

e dove gioia influisce il vero

verso il taglio delle fionde

la cornucopia canta e la sirena

vanta di dar da capire il senso

della nudata fiaccola felice.

cielo si appanna se ne muori

contro, ora da vicino è vero

che sei natura tutta ricurva

verso l’uncino del ciclo

di far logoro l’oro.

12.

era una stanza in gioia di contatto

senza l’ansia del davanzale

senza il pitone del sale.

13.

in un basto di alunno la triste

cornucopia di dover aborto

il tiro con l’arco per seguire

la lezione alla lavagna

indigena di sé sempre più forte

di qualunque giocata più dolce.

14.

postato da: marinapizzi alle ore 09:26 | link | commenti
categorie: l inchino del predone
giovedì, 20 novembre 2008

Fabrizio De André - Geordie -1966

Audio pubblicato da BoccadiLeone77
Audio pubblicato da BoccadiLeone77

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sabato, 01 novembre 2008

82.

rendimi il pallore delle rendite

più corte, così una sopravvivenza

di resina un po’ sinistra nel verbale

del baro onnipresente. questo è il punto

e nessuno può nulla. si cambiano i vestiti

e le fotografie ma la salsa è la stessa.

i dialoghi prolissi e senza rondini.

nel cuore della nebbia ho visto l’indice

del baro. una cianfrusaglia senza leccornia

eppure potente quanto un alambicco

d’alta chimica. mica m’incanto

in un digiunare gentilizio senza carni

da deglutire. il tiro ti baci in una rendita

di provviste e stemmi in tuo onore.


83.

postato da: marinapizzi alle ore 08:55 | link | commenti
categorie: l eremo del foglio
domenica, 19 ottobre 2008

72.

l’archivio della ronda non dà

incontri. senza libertà si consuma

il chiodo. la trottola schiumeggia

verso le fole delle barche

tutte a traino di vento. nulla s’adagia

sulla meringa della spiaggia.

il sorriso del fosso dà somiglianze

con le zattere del sogno dotto nel

silenzio. tu perduri un varco

comico di resine bambine dentro

l’incudine del battito del cuore.

dove si avventa il senso della rotta

lì la cornucopia del salice gaudente.


73.

postato da: marinapizzi alle ore 09:43 | link | commenti
categorie: l eremo del foglio
giovedì, 16 ottobre 2008

Brindisi al volo

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postato da: marinapizzi alle ore 10:08 | link | commenti
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sabato, 11 ottobre 2008

66.

una caraffa piena di matite

che non contenne mai acqua:

questa la stasi della disputa

con il più maligno degli assenti

quel brevetto buono della pancia

quando la fiacca era solo un po’ di estate

calda. dal dondolo dell’enigma

la fiala del gran fiasco scolpiti

nell’errore.


67.

postato da: marinapizzi alle ore 18:49 | link | commenti
categorie: l eremo del foglio
mercoledì, 01 ottobre 2008

60.

ho finito il palcoscenico e il golfo

mistico è stato cementato. in ogni

acrobazia ho pianto un fato

robotico, crepuscolare. ho finito

il saluto nel lutto di un libercolo

ammaccato. sul monte d’ascia

scola il sangue della guerra

di resistenza. su nel tetto l’imbroglio

di volare fa tonfo lo sguardo.


61.

postato da: marinapizzi alle ore 16:34 | link | commenti
categorie: l eremo del foglio
domenica, 28 settembre 2008

57.

in te lasciai l’eremo e la bocca

tutto il posseduto. in meno di un

germoglio mi proseguì la voce

per dire il nodo di voler morire.

lenta moria il tetto si disfece

per ricomporsi in acido di sfinge

e far paura al sì delle vendemmie.

lo spigolo in eredità qui trovò

concime e cime messe insieme

per correggere l’orizzonte in zero.

58.

postato da: marinapizzi alle ore 08:56 | link | commenti (1)
categorie: l eremo del foglio
venerdì, 19 settembre 2008

45.

atleta! prendimi con te, deportami

nel talamo dei dementi dove le dita

discorrono nei pozzi e chi barcolla

è carico di vero. costringimi in un

furto senza vittima dove la belva

è solo un indice vuoto. in un buio

genuflesso quanto un uncino

le carni appese. gretto l’amo che

uncina i pesci fidi. nel bar diluviano

le ceneri, le movenze nude delle

giostre d’ascia. piove! finalmente

non tornerà il sole.


46.

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martedì, 16 settembre 2008

40.

ho visto la natura dello scempio

l’oro a zero del falco comatoso.


41.

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categorie: l eremo del foglio
sabato, 06 settembre 2008

32.

in un buio di giornale ho visto l’incubo

negli occhi spalancati di un soldato

atterrito dalla canea della polvere.

33.

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venerdì, 29 agosto 2008

27.

con le ciliegie per orecchini

andar di morte

con la festa del rantolo più breve


28.

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categorie: l eremo del foglio
martedì, 26 agosto 2008

23.

accludimi al ristagno della nebbia

miriade del vuoto per lamento,

sfinge di ossessa rendimi

cornucopia di martirio per sorriso,

dal lutto l’alveare della rondine.

scoramento e blasfemia il polso

infante. eppure intorno alla marea

del sale sale una leva che con

vaglio trova valenze di ferraglie

verso l’indice inciso all’ottimo

marsupio di cucciolo maldestro.

ciondoloni ciondoloni portami

dove la gioia è la polvere domestica

ostia d’altrove il cimitero in secca.

24.

postato da: marinapizzi alle ore 18:04 | link | commenti
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sabato, 23 agosto 2008

16.

notte di fango, una stazione immonda,

le giurie delle cose al sopravvento

corre d’ergastolo il tormento.

ingiuria e calamita la libertà convulsa,

attrice di comete la buona madre

quando chi piange è solo un batuffolo

di rena. al lapidario si fermò la nuca

cantata dalle rondini del refolo

azzurro. così finì l’esilio

del lirico viandante senza meta.


17.

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giovedì, 21 agosto 2008

10.

fui col sasso a farmi una scampagnata

così per fiorire il latte senza la carne

le piante grasse con gli artigli pieni

ogni punta una rotta da respingere.


fui la pelle della rema


nel pianto di un corallo


lapidario. fui profanata dal


taglio della spada, donna già


nata con il fatto dentro.


ottusa dalla perla della luna


le credetti per perdermi devota

al tarlo della nuca che non guardo.


11.

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